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rss Martedì 07 settembre 2010 - Anno 5 - Numero 36


60 anni di Legnanesi

Intervista ad Antonio Provasio, la Teresa della famiglia Colombo

05 04 09 | di: Fabienne Agliardi

Intervista ad Antonio Provasio, alias La Teresa (sì, con l’articolo), storico personaggio de I Legnanesi, la compagnia dialettale lombarda che da sempre sbanca ai botteghini e non stanca mai, ma proprio mai. Un fenomeno che da decenni accompagna con immutato entusiasmo milanesi e non solo. Un amore che non si spezza, che il pubblico ha blindato con un lucchetto speciale, soprattutto quest’anno, con la celebrazione dei 60 anni della Compagnia e con il conferimento dell’Ambrogino d’oro.
Prendete dunque il vostro lucchetto d’amore, ma invece di Ponte Milvio, portatelo al Teatro Smeraldo di Milano: l’allegra banda Colombo (e tutto il cucuzzaro) saranno in tournée dal 30 dicembre all’8 febbraio .


Parlaci dello spettacolo di quest’anno, che è una summa delle scene migliori.
E’ partita subito bene, siamo riusciti a creare un prodotto bello, positivo, pulito. Da quattro anni a questa parte c’è stata un’evoluzione della specie. Innanzitutto non abbiamo voluto dare un titolo alla rivista: il cartellone lo dice “1949-2009. 60 anni in una grande rivista”. Abbiamo riproposto due delle tre scene memorabili degli scritti di Felice Musazzi, che sono Il Ritorno della Filippa e La Presidentessa. E poi c’è una scena praticamente quasi inedita, rivisitata da me, che è la scena del trapianto: si finge che il Giovanni muoia e la Teresa vuole vendere gli organi, ma come in ogni nostra storia c’è la morale, in cui la Teresa alla fine fa emergere quanto sia importante la donazione degli organi. Poi musiche e costumi tutti curati da Enrico e il suo staff, tutto creato ex novo.

Il filo conduttore dei Legnanesi è da sempre la crisi economica. Il 2009 sarà probabilmente l’annus horribilis della crisi economica mondiale. Quanto impatta per voi, oggi? Pensi che sarà un anno difficile anche per il teatro e per voi in particolare? E’ dal 1949 che c’è crisi e non ci sono posti di lavoro! Onestamente, noi siamo un po’ le mosche bianche del teatro, e finora abbiamo sempre il tutto esaurito. Forse perché proponiamo un prodotto diverso, che nessun altro fa: la rivista non la fa più nessuno, 2 ore e mezza di spettacolo, 8 cambi di scena. La gente sa cosa viene a vedere, ma a oggi, con tutti gli scongiuri, abbiamo fatto sold out. Il nostro ago della bilancia è Milano, vedremo al Teatro Smeraldo, ma finora, vedendo la crisi che c’è nel teatro, per noi è vivere in un sogno. Poi c’è da dire che la gente viene a vedere i Legnanesi in quanto Legnanesi, non è che va a teatro in se’…è un evento diverso, nel nostro caso. Il tipo di pubblico che abbiamo è sempre quello over 50, ma abbiamo avuto anche la fortuna di aver agganciato un pubblico giovane.

A proposito di Milano: quest’anno vi hanno conferito l’Ambrogino d’oro! Ci racconti? Guarda, siamo più che orgogliosi sia della nomination che del premio: il mio predecessore Felice Musazzi aveva anche lui ricevuto questa onorificenza, anni fa, quindi a maggior ragione ci sentiamo ancora più onorati. Ci è dispiaciuto molto non essere presenti al ritiro, ma eravamo in tournée a Reggio Emilia ed era un problema muoverci. Comunque la nostra agenzia insieme a Enrico Barlocco sono andati per noi e ci hanno detto che al nome “I Legnanesi” c’è stato un boato tra il pubblico, accolta benissimo da tutti, più i complimenti del Sindaco Moratti, ci hanno fatto veramente piacere.

In questi 60 anni i Legnanesi hanno guadagnato molte cose, ma ne avranno perse altre. Cosa? Guadagnato tanto, è vero. Penso di essere riuscito a ringiovanire un po’ i personaggi, a cabarettizzare un po’ il prodotto, avvicinando quella fascia di pubblico più giovane, creando il riciclo generazionale, che è poi la linfa vitale. Perso forse un po’ nelle tradizioni, pur rimanendo ligi a certi clichés: il dialetto comunque non è più quello stretto degli anni 50, 60 e 70.

E a livello personale, cosa avete perso? Sai, io credo di essere sempre rimasto l’Antonio di quando facevo il boy nei Legnanesi, ancora attaccato a quel contesto “familiare” e “normale” del tutto. Forse perdi un po’ di privacy, ma quando fai questo lavoro è normale avere i fans intorno. Certo, ammetto che io odio i telefonini, quelli che ti vengono a fare le foto col cellulare… anche se non ci siamo mai negati al nostro pubblico, anzi.

La metafora della famiglia Colombo porta avanti una tradizione: ma vi sentiamo però parlare molto poco di cucina, di cucina tipica del nord. C’è un campanilismo anche culinario “nordico” o è una prerogativa più del Sud? Guarda, capiti proprio a bomba quest’anno! C’è un siparietto molto carino nella rivista di quest’anno, tra la Pinetta, la Teresa e la Carmela. La Carmela gira con questa pentola e dice di aver cucinato un piatto tradizionale lumbard, perché si è integrata bene: ha cucinato gli ossi buchi. Ma ovviamente ci ha buttato dentro di tutto, cose che non c’entrano niente, tutte siciliane tralasciando…proprio l’osso buco! Però mi hai dato un’idea per la prossima rivista, magari puntare di più anche sul lato mangereccio!

Un altro filo conduttore è il cortile. Una formula edilizia che ormai è quasi scomparsa, a favore di condomini o di complessi residenziali più o meno grandi. Ci sarà un “trasloco” della famiglia Colombo, prima o poi?
Il futuro è comunque il cortile. Traslare i personaggi in un palazzo era stata, onestamente, un’idea che avevo avuto. Mettere la Teresa a fare la portinaia di un condominio…ma ti faccio un esempio: due anni fa abbiamo preparato una rivista dove non c’era la scena di cortile. Abbiamo ricevuto un sacco di mail e telefonate dal pubblico che volevano vedere il cortile. Quindi perché no? Anche se non esiste quasi più, è giusto farglielo vedere, far succedere cose. Per me l’impatto dell’immagine del cortile è l’immagine dei Legnanesi, dove ci sono le radici.

Qual è la tua giornata tipo?
Tieni conto innanzitutto che non vado mai a letto prima delle 2.30/3 di notte. Mi sveglio verso le 10, e in mattinata sbrigo varie commissioni relative alla compagnia…banche, etc. Poi magari prendo un aperitivo in centro a Legnano, faccio un po’ di p.r. (ride), vado a casa, pranzo, sto un po’ con le mie figlie, poi il pomeriggio dipende dagli impegni, ma sono comunque a disposizione dell’agenzia (LPM Spettacoli, n.d.r.) per interviste, prove, impegni promozionali. Quando riesco, ammetto di fare volentieri anche un pisolino, perché credimi, reggere i ritmi di tre ore di spettacolo ogni sera anche a livello di energie e di ore di sonno, non è facile. Poi verso sera ritorno magari al bar, dove ho la combriccola di quelli del Palio…essendo anche capitano della Contrada di Legnarello…come se non avessi già abbastanza cose da fare! Ma mi piace, è la mia vita, mi piace sia piena.

Ma mangiate sempre tutti insieme di notte, finito lo spettacolo? Chissà il metabolismo che casino nel mangiare sempre all’una! Non tutti, non sempre, dipende chiaramente da dove siamo. Io mangio sempre dopo lo spettacolo, non riesco prima, starei male sul palco. Enrico per esempio non si ferma praticamente mai a cena, torna subito a casa a Monza, ma tieni conto che lui mangia prima per una questione di tempi: lui il giorno dopo deve essere in ufficio verso le 9.30 al massimo, quindi è sempre iper stressato e di corsa…onestamente non so come faccia a reggere questi ritmi!

E il Gigi?Il Gigi invece mangia prima, dopo…e durante lo spettacolo!

Un aggettivo – uno solo per ognuno! – per Giovanni, Teresa e Mabilia e uno per Gigi, Antonio ed Enrico. Ci pensa un po’, soprattutto su quelli che lo riguardano.
Giovanni: goliardico. Mabilia: sciantosa. Teresa: scrupolosa.
Gigi: buono. Enrico: puntiglioso…in tutti i sensi! Antonio: sognatore. Io sono uno che sogna, sogna, sogna…e non vorrebbe svegliarsi mai.

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